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L’antitesi vivente del “Mi no vao a combàtar…”

Da piazza Fontana (1969) alla stazione di Bologna (1980), Treviso è stata per undici anni la «capitale nera» delle stragi d’Italia: dove i terroristi di estrema destra si sono preparati, da dove sono partiti, dove si sono nascosti, dove sono stati protetti. Quali nuovi tasselli di verità potranno aggiungere i documenti su Gladio e P2 finora coperti da segreto che nei prossimi mesi, per decisione del governo, saranno «versati» all’Archivio centrale dello Stato? Contribuiranno a unire finalmente le stragi di piazza Fontana, Peteano, Questura di Milano, piazza della Loggia a Brescia, treno Italicus, stazione di Bologna e Rapido 904 nell’unica, sconvolgente strategia che gli atti giudiziari hanno dimostrato in mezzo secolo di processi e sentenze? Stragi pensate a Roma e confezionate dai neofascisti veneti, ampiamenti protetti da pezzi delle Istituzioni, per scatenare la reazione dello Stato e dell’opinione pubblica contro la crescente popolarità dei partiti di sinistra. Un passato che…

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STORIE

I marescialli di Venezia

Ogni mattina, in Fondamenta San Biagio, gli anziani cercano con le gambe le panchine soleggiate e con gli occhi il sorriso dietro la mascherina dei militari che percorrono il consueto giro di pattuglia. I carabinieri della stazione della Giudecca si fermano, portano alla fronte la mano destra e rispondono alle domande dei veneziani, liberati dal turismo di massa ma imprigionati nella gabbia del lockdown. «Sta per finire, vero?» chiedono con gli occhi sgranati. «In questo momento c’è molto bisogno di speranza – spiega il comandante della stazione, il luogotenente Giovanni Buttà – e noi cerchiamo di esserci, in un esercizio di ascolto e prossimità che in fondo ci fa sentire utili». Alla Giudecca il comandante parla con tutti, conosce ogni palmo dell’isola, famosa per la cantieristica artigianale, i grandi alberghi e i suoi palazzoni popolari: «Anche perché – aggiunge – spesso le persone ci fermano per segnalare i masegni spezzati,…

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STORIE

Devo andare al mare con le amiche: una foto che parla a noi

La vestaglia celeste da ospedale, le pantofole da casa, la borsa frigo nella mano. La nonnina di Venezia è partita così, giovedì scorso, per la spiaggia del Lido veneziano: «Devo andare al mare con le amiche, le sto aspettando qui» ha spiegato accennando un sorriso divertito. Qualcuno è passato dritto, qualcun altro si è fermato a chiedere, un’altra ancora infine ha chiamato il 113. E una pattuglia della Polizia di Stato si è accostata, discreta. L’agente Marta è scesa, ha salutato, ha compreso. E ha prestato il braccio all’anziana, prendendo gentilmente la borsa frigo. Le due donne si sono così incamminate lentamente lungo il marciapiede, come una figlia che accompagna la madre verso casa, mentre il collega di pattuglia recuperava l’indirizzo della nonnina. Così le immortala, di spalle, l’immagine che restituisce oggi un po’ di umanità a tutti, in questo tempo sospeso di distanziamento sociale, di relazioni in pausa, di…

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L’Anno Zero del turismo a Venezia: un punto

L’ultimo anno del turismo di massa, non fosse stato interrotto dall’acqua alta del 12 novembre 2019, avrebbe fatto segnare l’ennesimo, straordinario record. Cinque milioni e mezzo di turisti nel solo Comune di Venezia capaci di produrre 13 milioni di notti d’albergo (le presenze). Nonostante gli ultimi due mesi dell’anno perduti, il cruscotto turistico 2019 ha segnato un aumento del 5% di arrivi e del 7 per cento di presenze. Negli ultimi cinque anni (2015-2019) il turismo a Venezia è cresciuto del 25%. Una macchina da record: fino al 2019. Per dare un’idea, nei primi dieci mesi del 2020 la città ha registrato 1,3 milioni di arrivi, l’80 per cento in meno. Spostando lo sguardo al turismo balneare, Venezia è l’area che detiene un primato nazionale: Cavallino, Jesolo, Bibione e Caorle insieme fanno 3,9 milioni di arrivi e 21 milioni di notti in campeggio o strutture ricettive. Praticamente viene prodotto qui,…

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BLOG, STORIE

L’artigiano timido

Non eravamo proprio due estranei, anzi le nostre strade si sono molte volte incrociate, in periodi e ruoli diversi, come una marea che per un tempo sale e per un tempo scende. Soltanto ora, costretti a guardarci indietro, mi accorgo che sono trascorsi maledettamente in fretta trent’anni. A Franco Antiga, scomparso il 9 gennaio all’età di 75 anni, dobbiamo più di uno sbrigativo ricordo. Per la complessità del suo agire, per la lunga esperienza imprenditoriale e umana, persino per i suoi errori e fragilità. L’attaccamento alla sua terra, Crocetta, gli anni dello studio e del lavoro a Torino, la breve esperienza politica nella Dc dei Marta e dei Bernini, l’associazione artigiani che contribuì alla sua formazione e persino l’intensa ventennale parentesi in banca non lo hanno mai allontanato da quella è sempre stata la sua prima e autentica passione: l’impresa grafica che porta il cognome della famiglia. Fondata da Silvio…

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AgnolettoRocco
STORIE

Marcello Agnoletto, l’ultimo bocia del Paron Rocco

Marcello Agnoletto compie oggi ottant’anni. Inconfondibile il suo passo leggero: talloni verso l’interno e punte divaricate. Sembra accarezzare il pavé del centro storico di Asolo come fosse l’erba degli stadi che lo hanno conosciuto campione negli Anni Cinquanta. Perché Agnoletto, nato a Montebelluna, cresciuto nel Padova (dal 1952 al 1955 e poi ancora nel 1960-61), esploso nella Sampdoria (stagione 1956-57) e nel Vicenza (dal 1957 al 1960), ha disputato sei campionati di serie A e quattro stagioni in serie B (di cui due conclusasi con la promozione nella massima serie). Soprattutto, è stata una delle mezzale più temibili degli Anni Cinquanta. Bravissimo ad incunearsi nelle fasce, portarsi dietro le difese e poi servire alle punte splendide occasioni da rete. Nel più straordinario sbigottimento degli avversari: “capace di sconder la bala sotto un ciuffo d’erba” descrivono le cronache di quegli anni. E ancora: “Se il giuoco del calcio non fosse già…

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Il salone della Bna, il 12 dicembre 1969
INFORMAZIONE, STORIE

Guido Lorenzon, il testimone

ARCADE (TREVISO) «Io ci sono, ora come allora. Ho visto cose, non ho taciuto. Certo che lo rifarei, non ho mai avuto alcun dubbio». Guido Lorenzon è – da cinquant’anni – «il testimone» di piazza Fontana, condannato da allora a rivivere ogni giorno del 1969, l’anno che ha cambiato la storia d’Italia aprendo la stagione delle stragi e della strategia della tensione. L’insegnante di Varago di Maserada denunciò l’amico Giovanni Ventura rivelando le sue confidenze, che inizialmente riteneva poco più di “ganassate”, sui preparativi della bomba e sulle esplosioni ai treni che precedettero quel terribile autunno. La sua testimonianza è stato un imprevisto nel raffinato ingranaggio escogitato dalla Fabbrica di depistaggi, che aveva confezionato su misura l’abito del perfetto colpevole sul ballerino anarchico Pietro Valpreda. Tre giorni dopo la strage Guido Lorenzon, guardando in televisione la diretta dei funerali delle vittime, illuminò quei frammenti di racconto dell’amico e finalmente capì….

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