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Erminio Perocco, il doge degli spot

«In questi anni abbiamo molto abusato dei lieto fine: direi che adesso servono dei finali aperti, perchè c’è bisogno di riflettere, di imparare la lezione di quanto ci sta accadendo». Erminio Perocco è tornato a vivere a Venezia – anzi, al Lido – ed anche questo è un segno di speranza per una città che dalla pandemia dovrebbe cercare di uscire «diversa da prima»: «La monocoltura turistica si percepisce, inutile nasconderlo: ma Venezia può e deve essere attrattiva, come è sempre stata nei secoli, coltivando respiro internazionale e giovani talenti». Sessant’anni, quaranta dei quali trascorsi nel mondo della pubblicità, autore di alcuni tra gli spot più conosciuti della storia della televisione, da qualche tempo preferisce dedicarsi al ruolo di autore e regista di documentari d’arte: su Tintoretto, sullo scrittore americano Joe Lansdale (selezionato al Sundance festival), sulla via Appia, sulla Calabria medioevale, sull’imperatore Augusto. Tra la pubblicità e il documentario,…

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