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La televisione, la politica, il Veneto

La Procura di Vicenza ha emesso un provvedimento cautelare che prevede, per un anno, il divieto di esercitare attività di impresa a Giovanni Jannacopulos, editore delle due principali emittenti televisive del Veneto, Antenna Tre Nordest e Rete Veneta. La decisione fa seguito alla denuncia presentata alcuni mesi fa dal direttore generale dell’Azienda sanitaria Pedemontana di Bassano del Grappa, Carlo Bramezza, il quale ha segnalato alla magistratura le pressioni e le minacce subite nell’esercizio delle sue funzioni da parte dell’editore televisivo. Avrebbe usato le sue televisioni per attaccare ripetutamente il manager, usando anche vicende personali, facendolo oggetto di una violentissima campagna di stampa. Le intercettazioni pubblicate dai giornali, oggi, mostrano con evidenza i tentativi di pressione dell’editore sulla politica locale, il “No” esclamativo di Luca Zaia alla richiesta di rimuovere il manager della sanità. La vicenda suggerisce alcune riflessioni, che attengono a diversi aspetti: su tutti il rapporto tra politica e…

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Lo spazio

Esiste uno spazio, tra il Partito Democratico e la destra, che va colmato. E credo sia bene che da quelle parti si diano velocemente da fare, accantonando vecchie ruggini e ambizioni personali. Uno spazio nuovo, non ispirato al passato, che la destra ha deciso di non occupare, trascinata dall’anti europeismo e dalle sirene del populismo. Perché questo è oggi la destra in Italia. Aver mandato a casa Mario Draghi – soprattutto in questo modo, pavido e vigliacco – è stato un grave errore: per l’Italia, soprattutto. Ma chi lo ha mandato a casa sono quattro partiti: M5S, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Un po’ patetici i distinguo del giorno dopo. Questo è. Lo spartiacque per questo nuovo spazio sia l’Europa unita ed atlantica, il rifiuto di ogni nazionalismo, la difesa dei ceti più deboli, la riduzione della burocrazia, una semplificazione del fisco, la cittadinanza per gli stranieri che vivono…

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Progetto senza titolo (8)
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A destino

Dove stavano andando, quella mattina, Carla, Salvatore, Umberto, Pietro, Lidia, Vittorio, Eleonora? Perché si trovavano alla stazione? Dov’erano diretti? Il 2 agosto 1980 una bomba esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, causando 85 vittime e numerosi feriti: il più grave attentato terroristico dal dopoguerra. Per questa strage sono stati condannati, in via definitiva, i neo fascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti, Luigi Ciavardini, Paolo Bellini e Gilberto Cavallini. Quest’ultimo partì da Treviso a bordo dell’auto dell’ignara compagna, a conferma della centralità veneta di quella strategia inaugurata in piazza Fontana nel 1969. Perché dunque quelle persone che hanno perso la vita si trovavano alla stazione? Dov’erano diretti? Qual era la loro destinazione? Ora un progetto teatrale, molto bello, prova a completare quel viaggio sospeso. Si chiama A destino, come i ferrovieri chiamano il treno che arriva dov’è diretto, ed è promosso dal Teatro dell’Argine, che ha chiamato la cittadinanza a…

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Cancaro Attilio
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Cancaro Attilio

Nel mondo della cultura conosceva tutti, ma proprio tutti. E tutti conoscevano lui, che associavano spesso a quella piccola città che, se è diventata quel che è, lo deve senza dubbio anche a persone come lui. Attilio Zamperoni se ne è andato nel modo che meno avrebbe preferito, lontano da Asolo, paese che non aveva mai voluto lasciare nonostante le offerte professionali, specie nei tempi d’oro, non fossero mancate. Ma tutto sommato senza soffrire troppo, la cosa che un bonviveur come lui non avrebbe sopportato. Amico di musicisti e politici, critici e giornalisti, uomo dai grandi amori e dagli altrettanto grandi disamori, incapace di odio, gli era riconosciuta una simpatia che agli avversari faceva passar sopra ai suoi numerosi difetti. Tra i quali la sua disinteressata generosità, che qualche inciampo del resto gli aveva procurato in vita. Nato da una famiglia semplice, non riuscì a studiare come avrebbe voluto ma…

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Porto Marghera tra declino e ripresa «Adesso serve una regia politica forte»

La complessità di Porto Marghera è legata non solo al suo destino post industriale, ma anche a due elementi che la rendono «la più complessa» tra le aree di crisi industriale complessa italiane. L’affaccio sulla laguna e la contiguità con l’area metropolitana di Mestre. Attorno a questo nodo Ordine degli architetti, Fondazione degli Architetti, Museo M9 e Fondazione di Venezia hanno aperto una due giorni di studio dal tema «Esempi europei per Porto Marghera». A mettere in fila gli argomenti l’urbanista Andrea Rumor, che ha aperto i lavori dopo i saluti istituzionali. «L’ultima pianificazione sull’area di Porto Marghera è di quasi trent’anni fa, con l’inserimento del Parco scientifico Vega. Ora si interviene per tasselli, senza quella logica pianificatoria che è parte della storia di Porto Marghera». Nata nel 1917 dopo una lunga discussione su quale fosse la giusta collocazione per lo sviluppo industriale di Venezia (da fine Ottocento si erano…

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Se l’Europa si ferma a Cessalto

Può l’Europa delle merci e delle persone, alla vigilia della ripresa post pandemia, nel cuore di una delle regioni più industrializzate del mondo, fermarsi a Cessalto? È esattamente ciò che sta accadendo nell’imbuto dell’autostrada A4, nel tratto veneto tra San Donà di Piave e Portogruaro, dove manca la Terza corsia, e dove quasi ogni giorno si registrano incidenti, vittime, ritardi e disagi alla circolazione. Un canale di Suez su gomma dove basta la distrazione di un automobilista o di un camionista per fermare l’economia europea per mezza giornata. L’ennesima conferma ieri mattina: un tamponamento con tre autoarticolati, un autista bosniaco gravissimo in ospedale, quattro ore di stop dell’autostrada e altrettante d’inferno nella viabilità ordinaria dove resiste la mussoliniana Triestina. Perchè strade nuove, da allora, non ne sono state più fatte. E l’autostrada stessa, in quel tratto, risale al 1970: mezzo secolo fa. Soluzioni? Completare la terza corsia nell’ultimo tratto rimasto, 27 chilometri tra il casello di Noventa di…

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Progetto senza titolo (9)
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L’intervista corrosiva a Pino Musolino su Venezia

Il giorno dopo l’approvazione del bilancio del Porto di Venezia, Pino Musolino si fa trovare senza difficoltà. L’ex presidente dell’Autorità portuale ha qualche sassolino nelle scarpe e approfitta del weekend per toglierselo. «Il bilancio approvato è il migliore di sempre», attacca Musolino, ora a capo dell’Autorità portuale di Civitavecchia, «ne sono felice, poiché è il bilancio che ho contribuito a realizzare fino al 16 dicembre scorso ed è in perfetta continuità con quello del 2019, la cui approvazione era stata a lungo ostacolata». Conti contro i quali si erano scagliati la rappresentante della Regione del Veneto e il rappresentante della Città metropolitana, con una serie di assenze e rilievi che avevano fatto mancare più volte il numero legale e mandato in stallo l’attività del Porto. «Ora il bilancio approvato», spiega Musolino, «è praticamente identico, come lo era quello del 2019 a lungo osteggiato, al punto da forzare la legge e…

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