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La Procura di Vicenza ha emesso un provvedimento cautelare che prevede, per un anno, il divieto di esercitare attività di impresa a Giovanni Jannacopulos, editore delle due principali emittenti televisive del Veneto, Antenna Tre Nordest e Rete Veneta.
La decisione fa seguito alla denuncia presentata alcuni mesi fa dal direttore generale dell’Azienda sanitaria Pedemontana di Bassano del Grappa, Carlo Bramezza, il quale ha segnalato alla magistratura le pressioni e le minacce subite nell’esercizio delle sue funzioni da parte dell’editore televisivo. Avrebbe usato le sue televisioni per attaccare ripetutamente il manager, usando anche vicende personali, facendolo oggetto di una violentissima campagna di stampa.
Le intercettazioni pubblicate dai giornali, oggi, mostrano con evidenza i tentativi di pressione dell’editore sulla politica locale, il “No” esclamativo di Luca Zaia alla richiesta di rimuovere il manager della sanità.
La vicenda suggerisce alcune riflessioni, che attengono a diversi aspetti: su tutti il rapporto tra politica e media e il rapporto tra editore e giornalisti.
Chiunque viva in Veneto e non abbia perso del tutto la dignità di guardarsi allo specchio sa che le principali televisioni locali sono di fatto controllate dalla Regione del Veneto e dal suo presidente, Luca Zaia.
La Regione e tutte le sue articolazioni (i Consorzi, le Aziende speciali, le Agenzie) sono il principale sottoscrittore dei contratti pubblicitari che tengono in equilibrio i conti delle televisioni. Naturale che presidente e assessori regionali siano i principali beneficiari di quella merce tanto agognata che si chiama “visibilità”.
La visibilità accresce il consenso, il consenso attira il potere, il potere aumenta gli interessi. Funziona così, non da oggi. Era così anche ai tempi di Galan (lasciamo perdere la Prima Repubblica, che aveva altro stile e altri mezzi).
Le comparsate dei consiglieri di opposizione in queste televisioni locali sono semplicemente funzionali a questo disegno, per reggere il palco di un’improbabile obiettività.
A Giovanni Jannacopulos è sempre piaciuto atteggiarsi a podestà locale, usando a piacimento le sue televisioni e la sua rete di relazioni per fare e disfare sindaci e assessori, orientare le scelte amministrative, promuovere o bocciare i suoi protetti. Chiedete ad alcuni ex sindaci di Bassano del Grappa e del suo comprensorio, ed anche all’attuale. Naturale che nel tempo abbia esteso la sua influenza alla politica sanitaria e in particolare alla gestione dell’ospedale di Bassano, peraltro abitato da eccellenti professionisti.
Un imprenditore alla Groucho Marx (Ho dei principi, ma se non vanno bene ne ho pure degli altri…) considerato fedelissimo di Galan quando c’era Galan, di Zaia al tempo di Zaia. Essendo titolare di concessione pubblica (perché le concessioni televisive sono un bene pubblico, in regime di concessione) probabilmente non può far altro. Un Berlusconi che non ce l’ha fatta.
La vicenda di Bassano del Grappa mostra in tutta evidenza il vischioso intreccio tra la politica, televisione e interessi locali. Un quadro nel quale si riconoscono le figure dell’editore padrone, di direttori accondiscendenti, di giornalisti costretti a piegarsi alle volontà dell’editore pena la perdita del posto di lavoro, di politici burattini che eseguono ordini in cambio di qualche comparsata televisiva.
Ne esce senza particolari danni l’abile comunicatore Luca Zaia, che nelle intercettazioni risponde con un “NO!” esclamativo alla richiesta di rimuovere il suo direttore generale a Bassano. Ne esce da civil servant il manager della sanità Carlo Bramezza: certamente non esente da colpe, ha subìto la gogna mediatica senza fiatare, si è rivolto alla magistratura e, per ora, ne ha ottenuto soddisfazione.
Ma il Veneto, alla vigilia della prossima scossa politica è ancora tutto questo: un intreccio di piccoli e grandi interessi, una regione dal pensiero assoluto legato al suo leader, una terra di pavidi e pavidissimi che guardano la pagliuzza nell’occhio. Per questo, ogni tanto, indicare la trave anziché la pagliuzza sembra eresia.
Daniele Ferrazza