Se ne vanno dal Veneto in 2.500 l’anno: «All’estero maggiori soddisfazioni». Racconta la tua storia.

esteroNoi li lasciamo andare, i tedeschi se li vengono a prendere. La fuga dei talenti verso l’estero continua, soprattutto nelle regioni del Nord, dove più morde la crisi. Oltre a pessimismo e rassegnazione, a pesare è soprattutto il fattore economico: un giovane laureato in Italia, assunto con contratto a termine, difficilmente arriva a percepire mille euro al mese. In Germania il primo ingaggio può essere anche di millecinquecento euro mensili e, se il laureato è promettente, il salario aumenta già nel corso del primo anno di lavoro. Se da un lato fioriscono ricerche e analisi sociologiche, scarseggiano viceversa le iniziative per arginare il fenomeno. Un esodo che riguarda soprattutto il Nord, se è vero il dato fornito da Confimprese che registra nel 2011 la fuga all’estero di ben 2.568 veneti, secondi solo ai lombardi (4.768), ma più di siciliani e campani. E comunque numeri che rappresentano il doppio rispetto ad appena dieci anni fa. Il 70% dei nuovi emigranti è laureato, soprattutto in materie tecnico scientifiche. I più richiesti sono i laureati in ingegneria.

«Nel Veneto stiamo registrando una mobilità verso l’estero più elevata – spiega il direttore di Veneto Lavoro, Sergio Rosato –. Questa tendenza è figlia di un mercato del lavoro poco soddisfacente: ci sono pochi posti a disposizione e non adeguatamente retribuiti. Il problema sta nella non adeguatezza della domanda, più che nella non adeguatezza dell’offerta. E infatti i nostri ingegneri sono molto richiesti all’estero». Uno dei più efficaci trampolini verso l’estero è rappresentato dalla rete Eures, che trova nel settore delle Politiche per il lavoro della Provincia di Padova uno dei suoi interlocutori: «La richiesta di ingegneri da parte del mercato tedesco è un fenomeno cresciuto negli ultimi quattro, cinque anni – ammette Giorgio Saltarello, dirigente del settore della Provincia di Padova –. È molto apprezzata la preparazione di alto livello e la capacità di problem solving».

L’ultimo reclutamento richiesto dall’ente federale per l’occupazione tedesco, lo scorso maggio, serviva per occupare 21 profili nel settore dell’ingegneria civile, meccanica e informatica: sono arrivate oltre novecento domande, vagliate da un filtro e inviate all’ente di Berlino. Alla fine della selezione sono stati assorbiti una settantina di giovani laureati, che non hanno esitato a prendere l’aereo per Berlino, Francoforte o Monaco. «Negli ultimi anni con questo sistema abbiamo favorito il collocamento di centinaia di giovani laureati italiani» aggiunge Saltarello. «E notiamo una maggiore tendenza a studiare bene inglese e tedesco da parte dei nostri laureati. Se conoscono la lingua l’assunzione è praticamente scontata» aggiunge Sergio Rosato.

Tra coloro che registrano le evoluzioni del fenomeno c’è certamente Claudia Cucchiarato, 32 anni, trevigiana di Casale sul Sile, che ha lasciato l’Italia per Barcellona, dove fa la giornalista e da dove alimenta il sito www.vivoaltrove.it: «A me sembra che l’esodo dei giovani stia continuando a crescere, costantemente, soprattutto dal Nord Italia. È mortificante per il paese, perché questa generazione è destinata a non tornare e, soprattutto, questa evoluzione porta ad impoverire il tessuto occupazionale italiano. Negli Stati Uniti, per un giovane che se ne va, ne entrano altri venti. In Germania per uno che esce ne entrano tre. Trovare lavoro all’estero, di per sè, non è sbagliato. Ma l’Italia lascia andare cervelli e importa braccia. E questo a lungo andare è negativo». «L’uscita di molti giovani verso l’estero rappresenta anche una grave perdita economica – aggiunge Marco Patruno, che anima il blog «generazionep» legata al mondo del precariato – . Chi decide di partire per l’estero fa l’unica scelta sensata per il proprio futuro».

Non hanno la valigia di cartone ma l’I-Pad, ma le proporzioni sono quasi le stesse. ine dell’Ottocento, la povertà della nostra regione indusse milioni di veneti ad imbarcarsi verso il Nuovo Mondo. Adesso, la crisi internazionale, il declino del paese e l’ambizione di poter guadagnare di più fanno prendere l’aereo per destinazioni poco meno lontane da allora. Attualmente, vivono all’estero oltre 260 mila cittadini veneti (il 5,4% della popolazione della regione): ma si tratta soprattutto di emigranti di seconda, terza e quarta generazione che hanno mantenuto l’iscrizione nei registri civili delle rispettive città. La comunità più consistente si trova in Brasile (57.052 veneti), Svizzera (38.320) e Argentina (31.823).