L'artigiano timido

Non eravamo proprio due estranei, anzi le nostre strade si sono molte volte incrociate, in periodi e ruoli diversi,...

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ARCADE (TREVISO) «Io ci sono, ora come allora. Ho visto cose, non ho taciuto. Certo che lo rifarei, non...

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Trento, un anziano di 85 anni spara alla moglie malata di 87 e si toglie la vita con la...

Quello che ho capito del caso Ascopiave, ad agosto 2018

Più che la distribuzione del gas, da due anni a questa parte la società distilla veleni: giudiziari e politici....

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Un importante direttore poche settimane davanti a una platea di professionisti ha invocato proprio questo sostantivo quale linea guida...
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AgnolettoRocco
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Marcello Agnoletto, l’ultimo bocia del Paron Rocco

Marcello Agnoletto compie oggi ottant’anni. Inconfondibile il suo passo leggero: talloni verso l’interno e punte divaricate. Sembra accarezzare il pavé del centro storico di Asolo come fosse l’erba degli stadi che lo hanno conosciuto campione negli Anni Cinquanta. Perché Agnoletto, nato a Montebelluna, cresciuto nel Padova (dal 1952 al 1955 e poi ancora nel 1960-61), esploso nella Sampdoria (stagione 1956-57) e nel Vicenza (dal 1957 al 1960), ha disputato sei campionati di serie A e quattro stagioni in serie B (di cui due conclusasi con la promozione nella massima serie). Soprattutto, è stata una delle mezzale più temibili degli Anni Cinquanta. Bravissimo ad incunearsi nelle fasce, portarsi dietro le difese e poi servire alle punte splendide occasioni da rete. Nel più straordinario sbigottimento degli avversari: “capace di sconder la bala sotto un ciuffo d’erba” descrivono le cronache di quegli anni. E ancora: “Se il giuoco del calcio non fosse già…

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Spv17
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Il muro

  Ogni mattina, aprendo il balcone delle camere, l’impressione è quella di trovarsi dentro un carcere di massima sicurezza. Il sole non sorge mai prima delle dieci e anche d’estate scende oltre l’orizzonte due ore prima del normale. La casa della famiglia Tesser è letteralmente circondata da un muro grigio, alto quattro metri, che separa il giardino dalla Superstrada Pedemontana Veneta, il nastro d’asfalto che sta tagliando in due la pianura trevigiana. L’effetto visivo di queste barriere fonoassorbenti, in cemento armato, lunghe centinaia di metri, è in tutti i sensi assordante. Un caso limite, certamente, frutto probabilmente di una frettolosa trattativa mai giunta a compimento tra l’impresa di costruzioni e questa famiglia che si è trovata, nel breve volgere di pochi mesi, la propria abitazione in aperta campagna trasformata in un caseggiato compreso tra un groviglio di raccordi e di svincoli da casello autostradale. Siamo in via Cal Trevisana, dove…

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Ferrazza Pederobba ex ospedale opere pie
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‘Ndrangheta a Pederobba: come è andata a finire (2020)

L’ingegner  Roberto Corbo, 44 anni, presidente del consiglio di amministrazione dell’impresa di costruzioni Corbo Group spa di Caserta, non ne fa una questione personale. Ma dopo aver perso un appalto da sette milioni di euro per un’inchiesta rivelatasi priva di rilievi penali, ci tiene almeno alla pubblica riabilitazione. «Tutti parlano e pontificano sullo Stato di diritto e di garanzia in cui viviamo – spiega – ma la riabilitazione dalla malagiustizia è ancora evidentemente un’utopia. Il vero carcere, per un innocente, inizia fuori e non dietro le sbarre». I fatti sono questi. Nel 2018 l’impresa casertana vince un appalto da quasi 7 milioni di euro bandito dalle Opere Pie di Onigo per la ristrutturazione della ex Casa Sabbione, che ospita alloggi per anziani. Il ribasso d’asta è consistente: uno sconto del 28 per cento. Le Opere Pie non ci vedono chiaro e approfondiscono. E dopo una serie di accertamenti escludono l’impresa…

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TombaBrion
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Il sindaco che firmò la licenza edilizia alla Tomba Brion di Carlo Scarpa

Arrivano da tutto il mondo per ammirarne la profondità e il significato architettonico, sintesi estrema della vita e della morte. Ma il mondo ha rischiato di privarsi del più straordinario tra i capolavori di Carlo Scarpa per le resistenze locali a un progetto esagerato, poco in sintonia con le condizioni economico sociali del paesino trevigiano di San Vito d’Altivole. Faraonico A raccontare i retroscena è colui che fu il sindaco di quella stagione, il democristiano Mario Gazzola, 85 anni portati benissimo, che firmò la licenza edilizia – datata 6 marzo 1970 – per la costruzione della tomba di famiglia Brion. «Il dibattito a livello di giunta e di consiglio comunale fu subito piuttosto vivace» spiega Gazzola. «La grandiosità del progetto, che via via prendeva consistenza, era ritenuto da non pochi amministratori faraonico, poco in sintonia con le condizioni economico-sociali del territorio altivolese, caratterizzate da arretratezza, sottosviluppo, emigrazione». Se vogliamo poi…

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Aantiga1
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L’artigiano timido

Non eravamo proprio due estranei, anzi le nostre strade si sono molte volte incrociate, in periodi e ruoli diversi, come una marea che per un tempo sale e per un tempo scende. Soltanto ora, costretti a guardarci indietro, mi accorgo che sono trascorsi maledettamente in fretta trent’anni. A Franco Antiga, scomparso il 9 gennaio all’età di 75 anni, dobbiamo più di uno sbrigativo ricordo. Per la complessità del suo agire, per la lunga esperienza imprenditoriale e umana, persino per i suoi errori e fragilità. L’attaccamento alla sua terra, Crocetta, gli anni dello studio e del lavoro a Torino, la breve esperienza politica nella Dc dei Marta e dei Bernini, l’associazione artigiani che contribuì alla sua formazione e persino l’intensa ventennale parentesi in banca non lo hanno mai allontanato da quella è sempre stata la sua prima e autentica passione: l’impresa grafica che porta il cognome della famiglia. Fondata da Silvio…

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Il salone della Bna, il 12 dicembre 1969
INFORMAZIONE, STORIE

Guido Lorenzon, il testimone

ARCADE (TREVISO) «Io ci sono, ora come allora. Ho visto cose, non ho taciuto. Certo che lo rifarei, non ho mai avuto alcun dubbio». Guido Lorenzon è – da cinquant’anni – «il testimone» di piazza Fontana, condannato da allora a rivivere ogni giorno del 1969, l’anno che ha cambiato la storia d’Italia aprendo la stagione delle stragi e della strategia della tensione. L’insegnante di Varago di Maserada denunciò l’amico Giovanni Ventura rivelando le sue confidenze, che inizialmente riteneva poco più di “ganassate”, sui preparativi della bomba e sulle esplosioni ai treni che precedettero quel terribile autunno. La sua testimonianza è stato un imprevisto nel raffinato ingranaggio escogitato dalla Fabbrica di depistaggi, che aveva confezionato su misura l’abito del perfetto colpevole sul ballerino anarchico Pietro Valpreda. Tre giorni dopo la strage Guido Lorenzon, guardando in televisione la diretta dei funerali delle vittime, illuminò quei frammenti di racconto dell’amico e finalmente capì….

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Senza parole
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Schiacciati

Trento, un anziano di 85 anni spara alla moglie malata di 87 e si toglie la vita con la stessa pistola. Bologna, un uomo di 80 anni spara con il fucile alla moglie, malata di Alzheimer e poi rivolge l’arma verso se stesso.Due tragedie grandi, due coppie insieme da sempre schiacciate dal peso di un’esistenza non più sopportabile. Due drammi consumati nelle stesse ore, nella giornata di ieri. Rispetto, dolor e, silenzio. Un pensiero grande  

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